Progetti per paesi in via di sviluppo (PVS)

Da qualche anno la BCA-Demco ha avviato delle attività nei paesi in via di sviluppo collaborando a progetti che si pongono, in modo più o meno esplicito, anche scopi umanitari e sociali che condividiamo appieno. Ne riferiamo nelle pagine dedicate a Senegal e a Bolivia, i due paesi in cui finora abbiamo operato. Per quanto facciamo in Senegal informazioni più dettagliate si trovano nel sito www.voile-senegal.com.

Al di là dei loro aspetti umani queste attività sono finora risultate gratificanti e interessanti anche dal punto di vista professionale, mettendoci a confronto con realtà e problemi ben diversi da quelli che un progettista nautico è abituato a considerare in un contesto europeo. Per questo ci farebbe piacere non limitare la nostra attività a queste esperienze e prenderemmo volentieri in considerazione anche altre iniziative in campo nautico nei paesi in via di sviluppo. L'apporto di know-how nautico è prezioso per i paesi in via di sviluppo e trovando le forme giuste di collaborazione moltissimo si può fare in questo campo. Questo riguarda sia le imbarcazioni da diporto che quelle da lavoro. Per quanto riguarda le prime la nautica da diporto è di fatto quasi inesistente in molti paesi in via di sviluppo, pur essendoci spesso condizioni ideali per praticarla e zone di navigazione ancora da scoprire. Diffondere la nautica costituisce per questi paesi un modo efficace per sviluppare le loro potenzialità turistiche e trarne un beneficio economico. Quanto alle imbarcazioni da lavoro in molti paesi africani la pesca, praticata con sistemi e barche ancora artigianali, se non primitivi, rimane una delle risorse principali. Se le barche tradizionali (per esempio le bellissime piroghe senegalesi) hanno maturato nel corso di una lenta e lunghissima evoluzione una straordinaria efficienza e hanno un’economicità con cui barche più moderne non possono competere, molto resta da fare per quanto riguarda la sicurezza della navigazione, la solidità e la marinità. Le conoscenza teoriche e tecnologiche di un progettista nautico che desideri dedicarsi a tali temi, avendone una conoscenza approfondita e diretta dell’ambiente e delle condizioni di contorno locali, può essere preziosa. Per parte nostra ci stiamo occupando da tempo di questi problemi legati allo sviluppo e alla cooperazione e l'esperienza in Senegal non è che la messa in pratica e la verifica sul campo di quanto da tempo studiamo. I buoni risultati già conseguiti e le soddisfazioni che ne abbiamo tratte ci incoraggiano a proseguire su questa strada.

Senegal

B.C.A. significherebbe, come i nostri clienti di vecchia data ben sanno, Barche Con Anima, ma l'acronimo si presta bene anche per una nuova iniziativa avviata alcuni anni fa e a cui abbiamo l'intenzione di dare continuità e sviluppo anche in futuro. Si tratta di progettare e costruire, o direttamente o in collaborazione con società già operanti in loco, delle barche prevalentemente destinate al mercato locale. Barche Con Africa, quindi, anche a sottolineare il fatto che non intendiamo sviluppare delle barche europee da esportare nei paesi in via di sviluppo (cosa che comunque avrebbe poche chances di successo, date le ristrettezze economiche della clientela locale), ma di realizzare barche appositamente concepite e studiate per il contesto locale che, come si può immaginare, è molto diverso da quello europeo.

Assistenza tecnica al cantiere GIANIPA

Abbiamo avviato la prima esperienza in Senegal nel maggio del 2009, in collaborazione con una nostra consociata senegalese, la Gianipa, a cui abbiamo fornito progettazione e assistenza tecnica (anche in loco) per la costruzione di tre imbarcazioni destinate ad essere affittate ai turisti per escursioni e brevi crociere all'interno di un grande delta di fiume, tanto ricco di fauna e flora da essere stato dichiarato riserva naturale. La zona, chiamata Sine Saloum, è fra le più suggestive del Senegal e fra le mete più indicate per un turismo “sostenibile” o “solidale”. Al momento sono numerose le piroghe a motore che svolgono questo tipo di attività. Le barche che abbiamo inizialmente concepito per questa iniziativa sono multiscafi a vela, un catamarano di 9 m e un trimarano di 8 m. La scelta del multiscafo è del tutto innovativa rispetto alla tradizione senegalese (e in genere africana), dove la navigazione a vela, un tempo praticata solo alle andature portanti con rudimentali e piccole vele a tarchia armate sulle strette e instabili piroghe, è ormai praticamente scomparsa.

Per il catamarano, chiamato La Sirène du Saloum, ci siamo ispirati alle tradizionali, bellissime e straordinariamente funzionali piroghe locali per il disegno degli scafi. La tecnica adottata è quella del cuci e incolla, e anche questo è una novità per il Senegal, dove le barche sono ancora costruite con sistemi semi-primitivi, non privi di efficacia ed estremamente economici ma che lasciano molto a desiderare dal punto di vista della resistenza, della durabilità e della impermeabilità all'acqua degli scafi che si ottengono. Naturalmente l'adozione pura e semplice di sistemi moderni non basta da sola a risolvere tutti i problemi e la nostra prima esperienza diretta di costruzione in Africa è stata illuminante sia per capire le potenzialità di sviluppo dell'idea sia per inquadrarne limiti e problematiche. Forti di quest'esperienza e convinti della validità dell'idea abbiamo ripetuto l’iniziativa nel 2010 proponendo una barca di tipo diverso, un Fisherman di 5,70 m molto solido, semplice, adatto a motori di potenza limitata (40 HP), utilizzabile anch'esso nel delta del fiume per battute di pesca o per escursioni rapide. Ne abbiamo costruiti due esemplari, attualmente naviganti a Dakar e sul delta del Sine Saloum.

Sia il Fisherman che il catamarano sono stati inseriti fra i piani del nostro catalogo.

Mentre il primo ci sembra una barca realizzabile e adatta ad essere utilizzata ovunque, il catamarano già nell'aspetto si manifesta come “etnico” e sarebbe curioso vederne degli esemplari navigare sul lago di Como o in Liguria.

Lo segnaliamo comunque ai lettori sia perché qualcuno potrebbe sempre decidere di costruirsene uno per il gusto dell'esotico e dell'inconsueto, sia per segnalare che c'è la possibilità di affittarlo per affascinanti navigazioni sul delta del Sine Saloum in Senegal.

Grazie all’esperienza accumulata in queste realizzazioni la squadra di senegalesi che ha lavorato con noi ha maturato buone capacità esecutive e crescente autonomia, cosicché la nostra assistenza diretta in loco si è andata via via riducendo e si è spostata maggiormente nel campo progettuale. Negli ultimi anni il cantiere Gianipa è stato impegnato in vari lavori di restauro di imbarcazioni a motore usate in vetroresina e in compensato marino inviate dall’Italia. Nel 2013 il carico di lavoro legato all’iniziativa SENèVOILE, di cui parliamo in seguito, ha consentito al cantiere Gianipa un’attività più continuativa che in passato, con la costruzione di una barca scuola di 6,5 m e con il restauro e la messa a punto di numerose derive e imbarcazioni destinate sia alla scuola di vela di Dakar, sia alla base nautica di Ndangane della Gianipa

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito: www.voile-senegal.com

2013 – Progetto SENèVOILE:
una squadra senegalese alle Olimpiadi della vela di Rio 2016

Negli ultimi mesi del 2012 si è deciso di avviare, sempre in collaborazione con Gianipa, un ambizioso progetto di tipo sociale, chiamato SENèVOILE, che è entrato nella fase operativa fin dai primi mesi del 2013 ed è oggi in pieno svolgimento.

Il progetto, che prevede una durata di quattro anni, si propone come scopo primario la diffusione della nautica da diporto e della vela nel paese. In poche parole si tratta di contribuire e collaborare alla creazione di una scuola a Dakar che offra ai ragazzi e ai giovani senegalesi l’opportunità di familiarizzarsi con gli sport nautici e di imparare la navigazione a vela. Al momento la vela da diporto in Senegal è praticata quasi esclusivamente da turisti ed europei residenti, mentre è molto diffusa la pesca tradizionale su bellissime e slanciate piroghe decorate a colori vivaci, poche delle quali ancora issano di tanto in tanto delle pittoresche vele quadre. Il progetto è stato avviato in collaborazione con la Fédération Sénégalaise de Voile, recentemente istituita. Dal momento che si devono sempre avere degli obbiettivi ambiziosi noi abbiamo posto come punto di arrivo dell’attività di formazione la partecipazione di una squadra senegalese alle Olimpiadi di Rio del 2016. Questo comporterà anche la partecipazione a eventi internazionale e alle regate di selezione. Il nostro ruolo è quello di promotori dell’iniziativa, a cui ci siamo impegnati ad apportare i mezzi necessari per il funzionamento della scuola, fra cui in particolare barche, attrezzature, materiale tecnico e didattico, oltre a un’assistenza generale organizzativa. Il cantiere Gianipa ha già costruito una deriva collettiva in legno di 6,5 m, e dall’Italia sono state inviate oltre 20 derive (prevalentemente Optimist, Laser e 470) usati. Parte di queste barche ci sono state donate da persone o associazioni italiane che hanno voluto contribuire all’iniziativa. In particolare abbiamo ricevuto un sostegno sia concreto (con l’offerta di alcune derive) sia promozionale dalla Lega Navale Italiana – Sezione di Milano. Nell’aprile del 2013 abbiamo organizzato insieme a loro una bella manifestazione all’Idroscalo di Milano invitando ragazzi della comunità senegalese residente a Milano a un’uscita in vela. Ai più promettenti fra di loro sarà offerta la possibilità di proseguire la formazione frequentando corsi della LNI.

Chi desidera ulteriori informazioni sul progetto non esiti a contattarci e si sembra inutile dire che ogni forma di collaborazione è apprezzata. I modi per aiutare il progetto sono molti, dalle sponsorizzazioni, alla fornitura di vecchie barche, di attrezzature, accessori vela. Se qualche velista si offre come volontario per fare della formazione in loco è più che benvenuto e siamo sicuri che ne ricaverà un’esperienza utile e divertente. L’appoggio, anche solo come sostegno morale, di istituzioni italiane, è altrettanto gradito. Quello che offriamo in contropartita a chi ci aiuta è un po’ di pubblicità ma pensiamo che valga molto di più la gratitudine dei senegalesi che beneficeranno della loro disponibilità.

Informazioni più dettagliate sul progetto si trovano sul sito www.voile-senegal.com

Bolivia

L'iniziativa senegalese ci ha consentito di sviluppare una preziosa esperienza sulla possibilità di collaborare nel settore nautico con i paesi in via di sviluppo. E' proprio a seguito di tale esperienza che ci è stata richiesta una collaborazione per un progetto di caratteristiche analoghe ambientato in Bolivia, più precisamente sul lago Titicaca, il più alto lago del mondo. Si tratta di un bacino di notevoli dimensioni (22 volte più del lago di Garda) che si stende fra Bolivia e Peru a 3800 m di altezza sul livello del mare. La richiesta ci è giunta da una missione che opera sul versante boliviano del lago e che ha da tempo avviato un'attività di artigianato e costruzione in legno con le popolazioni locali.

Il responsabile della missione, l'entusiasta e dinamico padre Leonardo Giannelli, ha pensato che un progetto di ampio respiro, come la costruzione di una o più barche, non solo avesse un grande valore formativo, ma consentisse anche di avviare un'attività di affitto con un certo rientro economico. Abbiamo aderito più che volentieri all'iniziativa e confessiamo che a incoraggiarci non sono stati solo i suoi contenuti umani e sociali ma anche la curiosità di progettare una barca destinata a navigare in un ambiente assolutamente unico: un vero e proprio mare avvolto in un'atmosfera magica e rarefatta (non solo metaforicamente, dal momento che l'aria ha una densità di oltre il 30% inferiore di quella al livello del mare). Abbiamo quindi progettato TITICAT, un catamarano a vela di linea moderna di 8,5 m, studiato per il trasporto dei turisti e per la costruzione in strip planking.

Fra il 2011 e il 2012, in soli 9 mesi, il progetto di padre Leonardo Giannelli si è concretizzato e il primo esemplare della serie, il TITICAT 1°, è stato costruito nel cantiere della missione di Huata. dal valido personale locale, con saltuarie visite in loco da parte di Giuseppe Sfondrini, che ha promosso e coordinato il progetto dall’Italia, e nostre.

L’esperienza è stata molto positiva e siamo stati lieti di lasciarcene coinvolgere anche un po’ al di là del nostro ruolo iniziale di semplici progettisti. Le ragioni sono molte, a cominciare dal contagioso entusiasmo e dall’indomabile volontà di padre Leonardo Giannelli, capace di raccogliere e motivare intorno al progetto svariati contributi da parte di qualificati professionisti del settore (si pensi solo che le vele sono state confezionate da Guido Cavallazzi, il mago delle vele di Luna Rossa), fornitori e amici vari, che hanno contribuito anche in loco alla costruzione. Per chi, come chi scrive, ha avuto occasione di partecipare direttamente alla costruzione, la possibilità di condividere, sia pure per pochi giorni, il lavoro della simpatica, motivata ed efficiente squadra dei costruttori boliviani, è stata un’esperienza indimenticabile, umana ancor prima che professionale. Il fascino magico del luogo, un enorme lago quasi deserto a 3850 m d’altezza, circondato da montagne innevate che superano i 6000 m, ha fatto il resto. Il coronamento del lavoro svolto è stata, nel marzo del 2012, la solenne e pittoresca cerimonia del varo, solennizzata dalla presenza delle autorità locali e allietata da canti e danze folkloristiche. Ne potete vedere un ampio estratto su youtube.

La barca ha funzionato bene ed è ormai pienamente operativa, con un equipaggio costituito dai ragazzi della parrocchia che stanno ogni giorno di più diventando dei validi marinai. Il progetto completo prevedeva la realizzazione di due catamarani uguali e, terminato il primo, il secondo è stato messo in cantiere e sta procedendo. Inutile dire che la missione non naviga nell’oro e vive (con molta sobrietà) soprattutto grazie ai contributi di sostenitori che ne apprezzano lo spirito e la concretezza. Possiamo garantire che i soldi donati vengono utilizzati nel migliore dei modi. Un buon modo per unire l’utile al dilettevole è quello di andarli a trovare e di affittare la barca. Il viaggio è lungo e abbastanza faticoso, anche a causa dell’altitudine, ma si è ripagati da splendide navigazioni e anche in questo caso, come in Senegal, del tutto inusuali e uniche. Chi volesse sapere di più dell’iniziativa e chi volesse aiutare può rivolgersi a Beppe Sfondrini (sfondri@gmail.com). Anche in questo caso la LNI ha seguito con simpatia e spirito di collaborazione l’iniziativa: sia la sezione di Milano sia la sezione di Biella hanno organizzato presso le loro sedi degli incontri con i protagonisti del progetto che hanno consentito di raccogliere fondi a favore della missione.

TITICAT

Come si può vedere dalle fotografie il TITICAT è un catamarano dalle linee moderne e capace di buone prestazioni. La superficie velica può sembrare un po’ troppo generosa per un’imbarcazione destinata a portare a spasso turisti e quindi a un uso molto tranquillo. Se deve tuttavia tenere conto del fatto che a causa della minor densità dell’aria dovuta alla quota del lago Titicaca la pressione esercitata dal vento sulle vele è proporzionalmente più ridotta. E’ nostra intenzione studiare una versione del catamarano destinata alla crociera costiera da inserire nel nostro catalogo, che naturalmente dovrà avere delle modifiche in funzione sia delle diverse condizioni di uso sia della diversa destinazione.

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